La storia della “Filodrammatica Gallaratese”:

Correva l’Anno Domini 1996, quando 5 giovani Gallaratesi (soltanto d’adozione) di belle speranze… D’accordo, d’accordo chi abbia già assistito anche ad uno solo dei loro spettacoli ed abbia un po’ di dimestichezza con la matematica obietterà che, all’epoca, i nostri eroi avevano già abbondantemente passato i “venti” ed, in alcuni casi, già compiuto i fatidici “anta”, ma abbiamo provato a far colpo con un’introduzione, come dire? Un po teatrale…
Dunque, accantoniamo le carte d’identità, e ritorniamo alle imprese del nostro gruppetto di padri fondatori e cioè: Lorenzo Cirinà, “The Melchiori Brothers”: Giovanni e Annamaria, Mario Riccardi e Vincenzo D’Alesio: esso si distinse subito per il suo spirito d’iniziativa e la sua capacità progettuale. Tant’è vero che, tra una serata in pizzeria e la proverbiale “tazzulell’e cafè” sorbita ora a casa dell’uno, ora a casa dell’altro, presero forma, appunto 25 anni orsono, i contorni dell’operazione “Filodrammatica Gallaratese”. Agli esperti di storia locale questo nome non sarà risultato nuovo; ed infatti, l’idea dei protagonisti della nostra storia prevedeva l’esplicito omaggio alla memoria della “Libera filodrammatica Gallaratese”, nata nel 1920 e scioltasi dopo soli due anni, con l’avvento del fascismo.
La nascita della nostra compagnia arricchitasi, nel frattempo, di numerosi altri elementi, sì da contare, attualmente, circa una trentina di componenti, non va però letta come un puro e semplice tentativo di “Amarcord” giacché i suoi fondatori si sono, fin dall’inizio, prefissati un obiettivo piuttosto particolare e, se vogliamo, ambizioso: portare cioè sui palcoscenici del nord Italia il teatro napoletano, rappresentando testi che spaziano da quelli classici di De Filippo a quelli di autori minori quali Fayad, De Santis, Canzano, De Maio. Per rendere pienamente fruibile anche al pubblico lombardo il suo ricco repertorio, la filodrammatica ha, da subito, optato per una sorta di “napoletano italianizzato”, sia pur colorito e caratterizzato da alcune espressioni dialettali comprensibili a tutte le latitudini e dall’inflessione decisamente napoletana degli attori.

Questi siamo noi, pieni di entusiasmo, animati dal sacro fuoco dell’arte, desiderosi di offrire al nostro pubblico occasioni culturali e di divertimento e di tenere viva e fare apprezzare la tradizione teatrale della nostra ineguagliabile città.